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 In Italia, dove peraltro la radio è stata inventata, come noto, da Guglielmo Marconi, le trasmissioni regolari sono iniziate ai tempi del fascismo e, anzi, proprio la radio è stata il mezzo principe di diffusione della propaganda del regime, che organizzava radiodiffusioni pubbliche nelle piazze dei discorsi del Duce, a beneficio di chi non aveva l'apparecchio in casa.

Dopo la guerra la radio è ripartita come strumento di intrattenimento, anzi il principale mezzo di intrattenimento, assieme al cinema, almeno fino alla definitiva affermazione della televisione nei primi anni '60.
La radio in Italia era diffusa da un solo gestore nazionale, ovviamente la RAI (erede della EIAR dei tempi del fascismo) e trasmetteva solo tre programmi nazionali; il primo e secondo canale di intrattenimento generale e di informazione, il terzo canale dedicato alla musica classica e in generale a programmi culturali e di approfondimento. Si potevano poi ascoltare molte radio straniere, sulle onde medie e sulle onde lunghe, che consentivano una propagazione ampia o amplissima delle trasmissioni. Le radio dell'epoca avevano una scala di sintonia dove erano indicate le località di origine delle trasmissioni, che spaziavano su tutta l'Europa, e alcune radio straniere, in primis Radio Vaticana, trasmettevano in italiano, fornendo un minimo di alternativa.

Esisteva poi la filodiffusione, che in realtà non era radio, ma una trasmissione via doppino telefonico di programmi musicali su tre o quattro canali tematici (classica, leggera, un po', in piccolo, come il servizio radio fornito dai canali satellitari attuali o dai canali radio internet), sempre gestita dalla RAI.

Già dagli anni '60 la radio in Italia era meno centrale di dieci anni prima, in quanto la televisione si stava velocemente diffondendo in tutte le case; sempre meno numerose erano quindi le famiglie che, come avveniva dieci anni prima, si riunivano alla sera attorno agli apparecchi radiofonici a sentire i "radiodrammi" (le telenovele per radio) o le trasmissioni di intrattenimento. La radio rimaneva però un mezzo di svago importante, in quanto la televisione all'epoca non trasmetteva tutto il giorno, ma praticamente solo dal primo pomeriggio, con le trasmissioni per i ragazzi, fino a mezzanotte circa, con la famosa "fine delle trasmissioni", che inquadrava con una carrellata interminabile una antenna gigantesca, con il sottofondo della ouverture del Guglielmo Tell di Rossini.

La radio invece trasmetteva ininterrottamente nella gran parte delle ventiquattrore

La radio era rigidamente controllata dall'unico gestore, ovviamente, e gli elementi musicali e di costume degli anni '60 erano recepiti in maniera minima e attentamente filtrata, riflettendo un orientamento tra il conservatore e il moralista ,tipico della direzione RAI di allora (il mitico Bernabei), che vedeva con sospetto i complessi beat con i capelli lunghi e gli atteggiamenti vagamente trasgressivi che cominciavano a affacciarsi.

La situazione in Europa era più o meno analoga a quella del nostro paese: radio statali, rigidamente controllate, tra le quali spiccava per qualità e professionalità la famosa BBC inglese, e naturalmente, si potevano osservare tempi diversi tra paese e paese nel passaggio di testimone tra la radiofonia e la televisione come strumento di diffusione (broadcast) principale.

A differenza degli Stati Uniti, dove non c'era alcun monopolio o concessione statale da violare, ma solo un problema di accesso a finanziamenti sufficienti e di registrazione e omologazione all'ente tecnico regolatore delle attrezzature, in Europa per trasmettere via radio, senza essere il gestore statale, bisognava violare la legge. D'altra parte però la premessa per nuovo mercato c'era, tanta musica alternativa che esplodeva, sulla scia del successo planetario dei Beatles e dei Rolling Stones, tanta voglia da parte dei giovani di ascoltare musica al di fuori delle fasce orarie prestabilite e di sentirsi parte di un circuito diverso e alternativo a quello degli adulti.
Insomma c'erano tutte le condizioni per imprenditori realmente intraprendenti che se la sentivano di buttarsi in quest'avventura; la stessa cosa è successa vent'anni dopo con la televisione, e vent'anni dopo ancora con Internet.


E tutto ciò avveniva non a caso nella Inghilterra della swingin' London, il paese allora più brillante e più all'avanguardia d'Europa e forse del mondo, e quindi più insofferente delle gabbie e delle restrizioni.
E questa nuova radio si affiancava alle trasmissioni ospitate da altri paesi, per aggirare i divieti, come Radio Luxembourg (che trasmetteva ovviamente dal Lussemburgo) e ad altre che si aggiunsero, perché il successo naturalmente fu grande, da subito.

Trasmettevano in inglese, ma soprattutto trasmettevano musica, che è un linguaggio universale, che abbatte le barriere linguistiche, avevano bisogno di musica per riempire le trasmissioni, ed erano quindi strettamente connesse ad una industria discografica, allora decisamente aperta al nuovo.
La radio ufficiale inglese, la BBC, peraltro non rimase a guardare, e rispose con trasmissioni dedicate ai giovani (come Saturday Club e Ready Steady Go!), dove debuttarono sia i Beatles sia i Rolling Stones.


Ma la spinta della nuova cultura era troppo forte anche per la radio italiana, fino ad allora totalmente controllata dal partito cristiano e, in parallelo al primo centro-sinistra negli anni '60, qualche segno di rinnovamento venne introdotto. Così iniziarono a fine degli anni 60 le due trasmissioni storiche, prototipo per molte di quelle successive, vale a dire Bandiera gialla e Per_voi_giovani, entrambe uscite dalla fantasia di Gianni Boncompagni e Renzo Arbore in seguito anche al centro del grande successo di Alto gradimento.

Un altro benemerito della diffusione della nuova musica era stato anche Adriano Mazzoletti, in realtà all'origine un curatore di trasmissioni di musica jazz, che iniziò a fine anni '60 a curare trasmissioni dedicate al rock (Disc jokey, 1966), anche più avanzate di "Per voi giovani" in quanto a musica trasmessa.

Sul lato tecnico la strada per l'apertura delle Radio Libere venne aperta dalla cosiddetta banda cittadina (Citizen Band o CB): rice-trasmettitori radio di bassa potenza (e bassa qualità) che avevano sostituito, o per meglio dire integrato, il piccolo popolo dei radioamatori.


I radioamatori infatti esistevano da sempre, da decenni, ed erano gli unici che potevano trasmettere via radio in modo privato, erano però strettamente regolamentati e censiti, erano quegli appassionati con antenne enormi, di grande costo, che facevano a gara fra di loro a chi riusciva a mettersi in contatto con paesi remoti, l'Argentina, l'isola di Pasqua, o magari a captare le trasmissioni degli astronauti nello spazio. I radioamatori erano censiti e conosciuti della polizia postale, regolamentata la loro attività. 
Con la banda cittadina l'accesso alla tecnologia e alla funzionalità si abbassava drammaticamente. 
Era un mezzo di comunicazione bidirezionale, che serviva a chi voleva contattare magari gli amici; era in pratica un antesignano dei telefonini, e il compagno di viaggio dei camionisti in giro per l'Italia.


La regolamentazione era carente, in pratica il CB era vietato, o almeno una stazione CB doveva essere trattata come quella di un radioamatore, ma la spinta congiunta dei produttori, che volevano vendere gli apparati, degli esempi stranieri, dove era utilizzata già, della esigenza degli utenti, camionisti in primo luogo, del generale momento sociale, fece saltare tutte le regole, e i CB proliferarono, occuparono le frequenze parlando uno sull'altro e sovramodulando per farsi sentire, mentre le autorità alzavano le mani e facevano finta di non vedere, bastava evitare almeno di occupare le frequenze della polizia.

A questo punto il passo successivo era quasi naturale, passare dalla comunicazione uno a uno alla comunicazione uno a molti, cioè broadcast; gli apparati non erano molto diversi, produttori e distributori e negozi più o meno gli stessi, l'antenna doveva essere più grande e gli investimenti un po' superiori, ma ormai ci eravamo, e la tolleranza delle autorità travolte dai CB garantiva la impunità.


Per aprire una radio libera quindi bastava a questo punto un amplificatore, anche da pochi watt, una frequenza libera (cioè non ancora occupata da un'altra radio), un'antenna, alcune elettroniche non molto costose (mixer, microfono, cuffie, giradischi, registratore a cassette, eventualmente a bobine) e soprattutto un gruppo di amici disposti a coprire le ventiquattrore della giornata, o perlomeno la maggior parte di esse, perché la prima  differenza con la radio ufficiale era che la radio libera era sempre disponibile e sempre pronta a farti compagnia, e soprattutto, se la frequenza era lasciata libera anche per mezz'ora, veniva occupata da qualche altra radio.
Quindi i fornitori di apparati della banda cittadina garantivano la tecnologia, la libertà sociale e la spinta alla deregolamentazione degli anni '70 garantivano la caduta dei controlli, assieme all'entusiasmo per il nuovo mezzo di comunicazione e di contatto con gli altri, assieme al piacere di accedere a un mezzo finora limitato ad una Elite, alla quale era difficile in precedenza entrare a fare parte; il piacere di diventare senza sforzo giornalisti o DJ, garantiva la massa di volontari, tecnici, conduttori, giornalisti, che facevano le radio.

In pochi anni, o forse pochi mesi, tutte le frequenze disponibili, almeno nelle grandi città, vennero occupate da decine di radio libere, anzi non era frequente il caso di frequenze occupate da due radio, di radio che trasmettevano volutamente fuori dalle regole, in sovramodulazione, per sopravanzare le altre radio vicine e che, anche in un'area contigua, trasmettevano sulla stessa frequenza. Alla fine arrivò anche la copertura legale, dopo i sequestri e i tentativi di fermare il fenomeno dei primi mesi, grazie ad una storica sentenza della Corte Costituzionale che stabiliva la fine del monopolio (in ambito locale).


Per coprire le ventiquattro ore, naturalmente, la musica era fondamentale. Sarebbe stato difficile riempire il palinsesto soltanto con trasmissioni autoprodotte, con inchieste giornalistiche o con tutte le altre tipologie di trasmissioni che faceva tipicamente la radio di Stato, quindi il palinsesto della radio libere era essenzialmente costituito da musica di vari generi e stili, strutturata per rubriche (la rubrica di musica classica e di jazz, l'immancabile rubrica di musica lirica, e così via), naturalmente tanto rock, tanti cantautori, e la musica del momento. E niente diritti d'autore.

Ma c'era anche qualcosa che la radio ufficiale non poteva permettersi o permettersi solo in parte, e che le radio libere sfruttarono sino in fondo, la comunicazione bidirezionale attraverso la sinergia con il telefono: le trasmissioni con gli ascoltatori, figlie delle trasmissioni ufficiali come "Chiamate Roma 3131", ma ora molto più capillari, perché il bacino di ascoltatori si era concentrato a livello locale, fino all'estremo limite delle rubriche di saluti tra parenti e amici che si scambiavano il ruolo di conduttori e ascoltatori ("...un saluto a zia Pina, a nonna Maria che si riprenda presto ...").

Dopo le  prime radio "libere", che in realtà trasmettevano dall'estero, anche se erano orientate all'Italia, come le celebri Radio Montecarlo e Radio Capodistria citate prima (entrambe in italiano), iniziarono così le trasmissioni in quegli anni le radio poi divenute storiche, in alcuni casi attive tutt'ora (come i conduttori). A Roma c'erano Radio Blu,  Radio Elle e Radio Città Futura, a Milano Radio Milano International e Radio Popolare, a Bologna Radio Alice, a Napoli Radio Napoli City. (Vedi il censimento del '76 e le prime radio a Roma).
Quella stagione venne celebrata da Eugenio Finardi con la canzone "La radio", che enfatizzava la radio come strumento di informazione libera e "non invasiva", ed esprimeva l'entusiasmo per un nuovo strumento di comunicazione. La stessa stagione celebrata dal film di Luciano Ligabue "Radio Freccia".

Nell’agosto del 1975 nasce anche Radio  Olgiate , e nel 1979 ampliando la copertura su diverse provincie della Lombardia si trasforma in  Delta  Radio  Uno …............  qui sotto alcune foto di quegli anni meravigliosi…